di Alessandro Boeri

Mozart: difficile, anzi, impossibile che questo nome suoni sconosciuto a qualcuno. La ragione è molto semplice: è stato il più grande compositore della storia, un divino fanciullo prodigio. Egli disponeva sulla carta le note nel modo più semplice ma nello stesso tempo più sorprendente possibile, così da indurre l’ascoltatore a pensare: “non poteva essere che così”. La musica fluisce dalla sua mente come un fiume in piena, ma già perfetta e immutabile. Tutto è proporzionato, classico, l’archetipo stesso di ogni classicismo. Questa è la communis opinio sul compositore salisburghese, lo è stata per secoli, e lo è tutt’ora. Qualcosa, tuttavia, sembra cominciare a scricchiolare… Ma andiamo con ordine.
Il nome di Andrea Luchesi suonerà nuovo a molti, immagino, e fino a poco più di un mese fa, era estraneo anche a me. Un giorno, però, mi sono imbattuto per caso in un video in cui il M° Roberto Plano (importante pianista che ha tenuto nel mese di dicembre una masterclass presso il nostro conservatorio) presentava un inedito brano del compositore veneto, un Adagio in Fa maggiore, e raccontava di averlo sottoposto “alla cieca” a numerosi colleghi pianisti, i quali risultarono sorpresi di non conoscere un così bel brano di Mozart. Allora ho cominciato a cercare notizie, scoprendo che quello di Luchesi è un vero e proprio caso, una querelle che potrebbe rivelarsi fatale per secoli di musicologia (soprattutto tedesca) tutti costruiti a posteriori sul mito del “classicismo viennese” e sulla presunta superiorità della cultura e degli artisti austro-tedeschi sul resto dell’Europa. Andrea Luchesi era nato a Motta di Livenza nel 1741, e morto a Bonn nel 1801. In questa città egli divenne Maestro di Cappella, e fu con ogni probabilità il vero maestro di Beethoven, fatto che i posteri tuttavia cancellarono: il grande genio tedesco non poteva infatti essere allievo di un italiano!
Il primo studioso che ha incominciato a fare ricerca in questa direzione su Andrea Luchesi è stato, negli anni Novanta, Giorgio Taboga, prematuramente scomparso. Leggendo i (pochi) articoli presenti in rete, ci si trova davanti a supposizioni, indizi e prove che paiono schiaccianti: veri e propri casi di plagio, di furti intellettuali compiuti dal potere austriaco nei confronti di alcuni compositori, soprattutto italiani (come il nostro Luchesi) ma anche di altre nazioni (come il boemo Myslivecek). E i titoli in questione, (di cui si discute, è bene sottolinearlo, la paternità, non il valore artistico) sono celebri e noti a tutti, incominciando dall’ultima sinfonia del compositore salisburghese, la Jupiter, k 551. Essa si trova infatti nel Fondo Luchesi alla Biblioteca Estense di Modena, proveniente dalla cappella imperiale di Bonn, e trasferito nella città italiana con l’arrivo delle truppe francesi. Ebbene, questo fondo è datato e definitivamente archiviato nel 1784, mentre la sinfonia in questione porta la data ufficiale del 1788. Molti altri capolavori, ma anche di Haydn, presentano lo stesso contraddittorio problema. (Quest’ultimo è un altro autore la cui produzione autentica andrebbe, secondo alcuni studiosi, radicalmente ridotta: molte sinfonie sarebbero infatti da attribuire a Luchesi e a Sammartini). Inoltre, numerose partiture hanno il frontespizio strappato, e, pare evidente, per motivi ben diversi da quelli per cui Beethoven stracciò la prima pagina dell’Eroica: probabilmente i frontespizi recavano il nome del vero autore…Si è persino trovato un manoscritto della sinfonia k 297, la cosiddetta Parigi, che presenta la scritta “del Sig. Mozart”, ma quel “Mozart” è scritto evidentemente da un’altra mano rispetto a “del Sig.”, e sotto si legge chiaramente un nome, brutalmente raschiato: “Luchese” (una delle grafie possibili del nome del compositore italiano). Considerando questi pochi esempi (che potrebbero continuare), è naturale che comincino a sorgere alcuni dubbi. Stupisce però la scarsissima risonanza data a queste notizie, che risalgono tra l’altro ad alcuni anni fa. Per esempio, nei libri di storia della musica il nome di Andrea Luchesi (e di molti altri cosiddetti “minori”) non viene citato, o lo è solo di sfuggita.
Il fatto è che noi tutti abbiamo una forma mentis che risulta molto difficile da cambiare. Il mito di Mozart è troppo radicato per essere distrutto, ma un ridimensionamento appare necessario. Non è possibile, e sarebbe culturalmente incoerente accettare acriticamente tutto ciò che viene raccontato da film come Amadeus (per non citare i numerosi precedenti, usciti sotto l’egida del Terzo Reich), dai libri di autori tedeschi che costituiscono un vero e proprio “canone” musicologico che un personaggio come Goebbels contribuì a formare, e al quale solo si poteva attingere, per esempio, per redigere una tesi di laurea a Cremona quando due musicologi come Luca Bianchini e Anna Trombetta si laurearono. I due musicologi appena citati sono autori di due volumi interessantissimi dal titolo Mozart: la caduta degli dei. Essi lavorano con la ferma intenzione di sfatare i numerosissimi miti (creati, inutile ripeterlo, a posteriori, dal romantico pangermanesimo prima, dal nazionalismo tedesco poi), indagando in maniera imparziale le grandi contraddizioni della vita e dell’opera di Mozart, dall’infanzia al suo rapporto con Salieri e al mistero della sua morte. Essi adducono una grandissima quantità di esempi, di prove, che personalmente mi hanno lasciato sbalordito.
Fino alla fine del Settecento, è importante notarlo, era normale che un compositore vendesse ad altri la propria opera e i diritti annessi. Da quando, infatti, Luchesi divenne maestro di Cappella a Bonn, non ci ha lasciato, a prima vista, più alcuna opera. Probabilmente quelle opere sono invece sopravvissute sotto i nomi di Mozart, o Haydn. Di Beethoven non si discute: egli visse in un periodo in cui l’artista cominciava a essere riconosciuto tale, e non più come un semplice artigiano, a servizio dei nobili. Un lavoro era ormai legato indissolubilmente al suo autore. Anche per queste ragioni è possibile considerare Beethoven come il primo dei compositori romantici.
A tutto ciò si può obiettare che sarebbe forse meglio smettere di vedere complotti ovunque, solo per esprimere opinioni controcorrente per ottenere un minimo di notorietà. Questo è in parte vero, ma a mio avviso sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto. Se emergeranno altre prove, sarà giusto rivoluzionare la storia della musica, ridimensionando radicalmente concetti come “Classicismo viennese” o simili, (introdotti in periodi in cui l’unico scopo era magnificare la Germania nel mondo, e non fare seria ricerca storica) a cui noi ci siamo acriticamente assuefatti.
Concludendo, è bene ricordare che chi sostiene le tesi da me brevissimamente riassunte, non intende in alcun modo mettere in discussione il valore di capolavori come la citata Sinfonia k. 551, ma cercare la verità storica. L’opera d’arte ha acquistato vita propria, vive in un suo mondo, e continuerà a essere considerata un capolavoro assoluto anche se si appurerà con prove schiaccianti che il suo autore non è Wolfgang Amadeus Mozart, il genio, ma Andrea Luchesi, un italiano.

 

23 thoughts on “ANDREA LUCHESI, VERO VOLTO DI MOZART?”

  1. Gentile Alessandro,
    fa sempre piacere incontrare un giovane che cerchi di approfondire temi storici ed estetici con passione e curiosità. Mi corre l’obbligo tuttavia di indicarle che le strampalate tesi di Taboga e dei due autori di “Mozart La caduta degli dei” sono state vagliate e demolite ogni qual volta si siano affacciate in stampa o nel web: sono vuoti nonsensi, illazioni prive di fondamento, costruzioni a-metodologiche indegne non solo di chi si fregi della qualifica di musicologo, ma anche di un semplice appassionato. Per una vasta documentazione al riguardo, le suggerisco la recensione a “Mozart La caduta degli dei” pubblicata su «Philomusica on-line» (qui: http://riviste.paviauniversitypress.it/index.php/phi/article/view/1901/2005) e la raccolta di contributi su questo blog dedicato (https://laccademiadellabufalamozartlacadutadeglidei.wordpress.com/)
    Un caro saluto,
    Mario Tedeschi Turco
    P.S. Nei due tomi da lei citati, gli autori non attribuiscono la Jupiter a Luchesi, ma insinuano possa averla scritta Eberl: per questa come per altre bizzarrie non vengono portate mai e in nessun modo prove.

  2. Il nome abraso sulla partitura non è “Luchese”. Quella immagine-ricostruzione è anche presente nel volume “La musica del sole” di Enzo Amato (libro pieno di refusi e teorie complottistiche). La ricostruzione con la L in carattere simil “Fraktur” è improbabile (sembra essere una K) e, se legge bene, le ultime tre lettere sono “sſe”. Potrebbe indicare semplicemente una attribuzione a “Krausse” cancellata dallo stesso copista dopo aver compreso la vera paternità dell’opera.

  3. Gentile Alessandro,
    lei è un giovane promettente musicista e, grazie al suo serio, ottimo corso di studi, dovrebbe già possedere qualche strumento sufficiente per sottrarsi ai raggiri di due furbi che vogliono smerciare ad ogni costo bufale camuffate da verità scientificamente accertate. Se lei avesse letto con attenzione (di cui, tra l’altro, sono assolutamente indegni) i due volumi menzionati e si fosse correttamente informato per constatare la veridicità della marea di notizie riportate (la quantità prima di tutto, eh!), si sarebbe reso conto che questi due signori (per farla breve) vedono plagi e complotti dappertutto ma non sono in grado neppure di riconoscere la tonalità e i gradi armonici di una partitura, non conoscono il tedesco ma si azzardano a tradurre una miriade di documenti scritti in questa lingua (con risultati che spesso rasentano il grottesco), ribaltano la storia a loro piacimento ed estrapolano parole a favore delle loro tesi strampalate persino dalle frasi di note personalità (studiosi, scrittori, musicisti, ecc.) che non avvallerebbero tali scelleratezze manco sotto tortura. Come le è stato opportunamente fatto notare in un commento precedente, tutte le fantasie sciorinate in questi due tomi sono state già da tempo controbattute, smontate e letteralmente polverizzate da fior di MUSICOLOGI (non da ufologi o “complottologi”! ) e i link che le sono stati preziosamente suggeriti glieli raccomando caldamente anch’io; faranno da ottimo antidoto contro un preoccupante principio di avvelenamento da bufale leucosalpingiche.
    Augurandole una lunga e luminosa carriera le porgo i miei più cordiali saluti,
    Paolo

  4. Pur comprendendo l’entusiasmo da giovane neofita, nell’affiancare le critiche appena sollevate suggerirei di essere quanto meno più cauti nel pubblicizzare con enfasi teoremi privi di alcuna dimostrazione e metodologia musicale, mentre sarebbe stato molto più interessante proporre la questione con le sue confutazioni sul blog di un Conservatorio – Istituto di Alta Formazione – estese ed ampiamente disponibili sul web da diverso tempo, di cui vedo che il Sig. Tedeschi Turco le ha fornito comunque una sintesi (proprio su Luchesi esce ora a tale proposito un ampio servizio sulla rivista “Musica”).
    Non è infatti oggetto di discussione ogni sacrosanta libertà di opinione, bensì formule ingannevoli di disinformazione culturale, idiozie (perchè di idiozie stiamo parlando) che agiscono indiscriminatamente su chi è più “fragile” e meno fornito di strumenti critici. La “grandissima quantità di prove” a cui lei fa riferimento è infatti in realtà un conglomerato di errori sistematici sotto ogni profilo: musicologico, compositivo, analitico, metodologico, interpretazioni surrettizie, false attribuzioni, false citazioni. I tomi da lei citati – che fra le tante mistificazioni ripropongono i falsi miti su Luchesi – fanno inoltre leva su procedimenti di scrittura che insinuano nel lettore dubbi ingiustificati al fine di trasformarli in certezze ingannevoli e falsate, avvalendosi di citazioni secondarie o terziarie parziali e/o distorte, di una tecnica narrativa simile a quella dei negazionisti, ma soprattutto sfruttando “margini di ambiguità” o di “incertezza”, specie in caso di apocrifi e della storia sulle attribuzioni mozartiane. Le manipolazioni di quei minimi laschi di approssimazione o di incertezza agiscono così da “leve moltiplicative” per creare invece criticità e contestare le consapevolezze storiche e scientifiche già ampiamente validate e consolidate, giocando sull’ingenuità dei fruitori ultimi.
    E su Luchesi, oltre a quanto già confutato in altre sedi, le pare poi possibile, semplicemente usando un minimo di intelligente sensibilità estetico-analitica, che un compositore possa scrivere contemporaneamente in tre stili così diversi come il “proprio” (convenzionale), quello di “Mozart” e quello di “Haydn”?
    Mi preme infine puntualizzare che si rischia altrimenti di incorrere in una certa deriva culturale “negazionista”, da cui dovremmo ben guardarci oggigiorno, che nulla ha a che vedere con eventuali nuovi apporti di cui i testi da lei nominati sono totalmente estranei, e che suona ancor più inquietante quando – seppure in buona fede – lei si prende carico di nominare Goebbels, un assassino al quale è inammissibile associare qualsivoglia autorità musicologica o “contributo” in qualsiasi forma e formula.
    Lei ha comunque aperto finalmente una finestra su un tema molto acceso sul sito di un Conservatorio, quello delle varie menzogne che altri cercano di diffondere su Mozart e Luchesi, e sono sicuro quindi che la curiosità verso le tesi balorde dei libri da lei citati si tramuti molto presto in un approfondimento delle confutazioni delle stesse, queste sì ben documentate.

    1. In merito a questa supposta distanza, segnalo come esistano importanti indizi documentali e codicologici che portano a pensare ad Andrea Luchesi quale il vero autore di Hob. III:19-24 (op. 9), Hob. III-25-30 (op. 17) e Hob. III:32 (uno dei 6 quartetti di op. 20). Sono i quartetti attribuiti ad Haydn che, assieme a Hob. III.1, 3, 6, si trovano oggi nel fondo Luchesi, presente presso la Biblioteca Estense Universitaria di Modena. Se si accetta tale tesi pare ovvio riferire tutto il corpus dei quartetti autentici di Haydn, ad esclusione dei sei Hob. III: 13-18, composti da R. Hoffstetter, al medesimo compositore, Andrea Luchesi. Quale sarebbe allora il giudizio sulla distanza tra le composizioni di Luchesi e quelle di Mozart? E se anche le sinfonie Hob. I: 13, 22, 31, 35 potessero provenire dal medesimo compositore, che senso avrebbe, allora, redimere le questioni aperte attraverso l’affermazione di giudizi estetici, forse prematuri, che non sembrano avere basi d’appoggio scientifiche?

      https://andrealuchesi.it/j-haydn-o-a-luchesi-lanalisi-codicologica-delle-fonti-dei-quartetti-conosciuti-come-hob-iii19-24-indicati-come-op-9/

      https://andrealuchesi.it/1173-2/

  5. Cari tutti,
    sono comunque lieto che l’articolo scritto da Boeri su di un Blog studentesco (è bene ricordarlo, anzi: è necessario ricordarlo) abbia permesso a diversi studiosi di esprimersi sull’argomento. Suppongo che un Blog serva proprio a questo. Personalmente, come sa Alessandro, sono critico nei confronti delle tesi di Taboga e annessi. Ma l’occasione è stata ghiotta per far affiorare nella discussione competenze che, in un blog studentesco, sono sempre benvenute.
    Cordiali saluti
    Stefano A.E. Leoni

    1. Sono una studentessa di pianoforte e mi interessa molto il discorso Luchesi/Mozart. Mi sembra però che i toni non siano da musicologi, ma che scadano spesso nell’insulto alla persona. Quando vedo delle persone attaccate in quel modo il mio istinto è quello di prendere le loro difese. Sul web esiste anche una versione opposta alla sua http://www.contromozartlacadutadeglidei.it Cosa ha da dire in proposito? Mi aiuti a capire perché sinceramente questi attacchi personali che ho potuto leggere nel testo che lei ha segnalato e nei blog dell’Accademia della bufala denotano una posizione di estrema debolezza. Io ho sempre amato la musica di Mozart e continuerò sempre a studiarla e a suonarla. La ringrazio.

      1. L’estrema e imbarazzante debolezza è di chi non hai mai portato alcuna controdeduzione scientifica nè musicologica alle confutazioni meticolose che gli sono state mosse, anzi offendendo pure i suoi contestatori. Se non le bastano 46 pagine di pamphlet più tutto il resto per capirlo non so che dirle. Le faccio tanti auguri sulle sue ricerche su Luchesi e la sua carriera musicale.

      2. Gentile Elisa,

        circa l’attitudine dei signori Bianchini e Trombetta a confrontarsi seriamente sul piano storico-musicologico, vorrei proporle una piccola operazione di filologia digitale. Il seguente paragrafo faceva parte in origine di un post pubblicato in data 17 giugno 2017 sul loro sito promozionale all’indirizzo:

        http://www.mozartlacadutadeglidei.it/2017/06/24/nostalgici/

        “Chi afferma che il libro è sbagliato denigrando contenuto, autori, insegnanti degli autori, amici, simpatizzanti, commenti, pensieri pronunciati in altri luoghi e contesti, invitando perciò a non leggerlo, o è un nazista, o un neonazista, o un’oca giuliva che scimmiotta i nazionalsocialisti. Nell’uno e negli altri casi, questi nostalgici noi li definiremmo sic et simpliciter “topi di fogna””.

        A me questa pare un’arrogante pretesa d’immunità totale da qualsiasi critica, espressa per di più in un linguaggio contumelioso e violento. E a lei?

        Peraltro, consultando oggi l’indirizzo sopra citato, si leggono solo i due paragrafi precedenti a questo, di contenuto discutibile ma assai meno virulento. Dalla pagina web non si ricava alcuna indicazione sull’avvenuta modifica, che peraltro — grazie ad una semplice operazione di consultazione della cache — pare risalga al 12 gennaio 2018, dunque abbastanza tardiva.

        Sul perché di questa autocensura lascio a lei il compito di formulare ipotesi. Purtroppo per gli autori, esiste anche una tecnica denominata “congelamento d’immagine”, idonea a provare in ogni opportuna sede quanto le ho appena esposto. Lei ha presente il proverbio “chi semina vento raccoglie tempesta”? E lei non crede che i signori Bianchini e Trombetta, pubblicando e anzi istigando sul web e nei social media ogni sorta di scomposti attacchi personali verso chi non condivide le loro bizzarre teorie, siano responsabili delle reazioni che suscitano? Decisamente non si addice loro la parte delle vittime; direi piuttosto quella dei provocatori di risse, una tecnica volentieri praticata da chi non può opporre nulla a critiche ampiamente motivate sul piano dei contenuti e del metodo. A Roma si chiama “buttarla in caciara”.

        Cordiali saluti

        1. Ho letto quanto da lei indicato, ma mi scusi non ho visto attacchi diretti alle persone. Io li intendo se sono citati nomi e cognomi. Li ho visti solo sul blog che lei ha citato più sopra, mi riferisco all’Accademia bufala. Non voglio entrare nella polemica ma forse ci vorrebbe un confronto più pacato per capire le varie posizioni. Il discorso su Mozart è troppo interessante e va approfondito

          1. Approfondire il discorso richiede competenza e buona fede. Che dialogo ci può essere con chi dice “Se mi critichi sei un topo di fogna”?

      1. Se volesse essere davvero obiettivo dovrebbe inserire le critiche, fino alle stroncature, che il lavoro di suo padre ha ricevuto, e magari considerare le implicazioni negative che due autori totalmente sprovvisti di un metodo d’indagine ed esposizione accettabile rivolgono a Mozart sviluppando proprio le tesi di suo padre. Ben venga una seria rivalutazione di Luchesi, ma non a scapito di realtà artistiche e storiche dove le prove vengono fornite con dovizia di riferimenti. Lei sembra animato da buone intenzioni, provi a uscire dal cerchio di fuoco che i signori Trombetta e Bianchini stanno costruendo attorno alla Wiener Klassik.

  6. Mi scuso con eventuali lettori per aver invitato il signor Taboga a un dibattito costruttivo. Come dichiara proprio uno dei due coniugi che passano il tempo a complottare contro il genio di Mozart, spalancandoci gli abissi di un nulla elevato a sistema, il figlio dell’inventore di questa bufala (riassumendo telegraficamente: Luchesi alias Mozart sarebbe il vero responsabile di alcuni fra i più grandi capolavori nei vari generi musicali) sarà promosso a coautore del terzo tomo di questa saga da burattini – pensano cioè che i lettori si bevano quelle fandonie? Auspico solo che una volta uscito il volume autoprodotto (il che sottrae i propalatori di bufale un tanto all’etto dal giudizio preventivo e consultivo della comunità scientifica di riferimento) il trio possa controbattere ai rilievi, pesantissimi, che vengono mossi a loro da più parti, tutti, a differenza di Bianchini & Trombetta, ben documentati. Gli esempi sono già segnalati da Mario Tedeschi Turco, Feraspe, Paolo, Aristarco, Mirko Schipilliti, altri sono in dirittura di arrivo. Non credo che potrete cavarvela a lungo sostenendo tesi così assurde, e riparandovi dietro le maglie, inesistenti, di un complotto ben organizzato. Nero su bianco: pubblicate qualcosa in una sede scientifica dotata di recensione fra pari, e solo allora si potrà discutere. Intanto, in questa sede, la contestazione più sintetica la fornisce l’ottimo Niki: «Chissà perché le composizioni certe di luchesi sono distanti mille anni luce dalle “normali” composizioni mozartiane». Già: chissà perché? riuscireste a spiegarlo senza ricorrere alla fantascienza?

    1. Buonasera sig. Girardi, la ringrazio del credito che mi fa e, nel contempo, spero vivamente di esserne all’altezza (avevo incominciato così ma credo di essermelo già giocato, non avendo letto il suo secondo intervento, ma non fa nulla). Le rispondo ugualmente. Sono anni che cerco di portare avanti la ricerca su Andrea Luchesi al fine di correggere gli errori che mio padre fece, interpretando le fonti di cui disponeva (normali, nell’attività di ricerca), e, probabilmente, nel fare questo, commetterò altri errori, che saranno oggetto di critica, giusta, e, spero, costruttiva. L’intento che mi muove è quello di avvicinarmi a una migliore comprensione della vicenda umana e musicale di Luchesi, divulgando quelle informazioni che in questi anni ho raccolto. Trovo altresì che un sito sia lo strumento migliore per portare avanti questo progetto (per la libertà di precisare sempre più alcune cose – proprio questa sera ho aggiunto dei link all’università di Vienna sulle carte bambagine veneziane, segnalate in un post sulle sinfonie attribuite a L. Hofmann presenti nel fondo Luchesi), in cui ho accolto molte delle critiche mosse a mio padre (che trovo lecito siano manifestate, a patto che lo siano urbanamente), e ho fatto tesoro di intuizioni quale quella del nome Kraus, scritto sulla fonte, presente nella collezione dei Principi Thurn und Taxis di Regensburg, della sinfonia K. 279. Dette intuizioni sono state espresse in un blog non molto tenero con mio padre ma, condividendole, non ho avuto alcun problema a esporle. Non le nascondo però che credo in quello che mio padre scrisse e, non sempre, seppe dimostrare. Quanto alle critiche, chissà, potrei anche inserirle nel sito che sto curando, qualora siano volte a migliorare la ricerca, e certamente le leggerò attentamente.
      Leggo del terzo Libro.
      Nel terzo libro, in cui mi occuperò degli autografi di Mozart, esporrò alcune ipotesi legate al grande uso di partiture da viaggio verificatosi dopo il marzo 1773, quando i Mozart rientrarono a Salisburgo, al termine dell’ultimo viaggio in Italia. Quasi un centinaio di autografi di diversi generi musicali sono vergati in quello che A. Tyson definisce Kleinequerformat. Sono autografi scritti in carta Gaudenzio Fossati di tipo Leon, Faustin Calcinardi di tipo tre cappelli, Leon e Olandese, e Gio Batta e Fratelli Zuanelli di tipo Tre Lune. In quest’ultima carta, la FZ tre lune, la sola abitualmente utilizzata per le partiture da viaggio, poiché facente parte della famiglia delle 5 tipologie di carte da Commercio, usate in musica per il loro spessore, è vergata anche la cadenza K. 626a H, scritta in grafia di Mozart, per il concerto in fa maggiore per strumento a tastiera, strumenti obbligati e orchestra d’archi di Luchesi. Le anticipo solo che la ditta Fratelli Zuanelli (FZ) produceva, stando alle dichiarazioni del proprietario, carte colorate e cartoni di bassa qualità e solo raramente, e su richiesta delle altre cartiere, produceva le carte da commercio tra cui quella tre lune. La rarità pertanto della carta tre lune FZ sembra suggerire una possibilità pressoché pari a zero che i Mozart l’abbiano potuta comprare a Salisburgo, o a Vienna. Anche consultando il RISM online, che fornisce informazioni su più di un milione di fonti, la carta FZ non è mai citata. L’unico manoscritto finora da me identificato è presente a Vienna, ma è carta di formato REAL (http://memoryofpaper.oeaw.ac.at/ctmv/ctmv.php?wz=P42B_m). Non si conosce nessun altro manoscritto e l’ipotesi più probabile è che tutta la musica scritta in carta FZ tre lune sia stata trasportata a Salisburgo, non che sia stata creata a Salisburgo. Mi sembra giusto esporre queste tesi e altre, che andranno poi verificate e, qualora confermate da ulteriori ricerche, avranno degli effetti (grandi, medi, piccoli, chissà), sulla ricostruzione per approssimazioni successive della verità storica…
      sulla musica di Luchesi, sarebbe prima utile ricostruirla, magari attraverso il Fondo Luchesi, e poi esprimere un giudizio … ma è la mia opinione. allego il concerto per tastiera e orchestra d’archi in fa magg. (prima metà degli anni ’60), che per moltissimi musicisti ha echi “pre mozartiani”

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