La redazione di Allegro, in occasione del concerto dedicato alla Giornata della memoria che si terrà in Conservatorio sabato 26 gennaio alle ore 21, ingresso libero,
si unisce al ricordo pubblicando i testi  che faranno da cornice alla musica che verrà eseguita.

Il programma prevede:

Johann Sebastian Bach (1685-1750)
“Erbarme dich, mein Gott” dalla Passione S. Matteo

Arnold Schönberg (1874-1951)
Klavierstücke op. 11 n. 2

Kurt Weill (1900-1950)
Youkali

Leone Sinigaglia (1868-1944)
Ninetta
Tre comari
La pastora fedele

Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847)
Lord, hear the voice of my complaint
Defend me Lord from the shame

Felix Mendelssohn Bartholdy
dall’Ottetto op. 20, Allegro moderato ma con fuoco

Jelly Roll Morton (1890-1941)
Te chant

Gustav Mahler (1860-1911)
“Ich bin der Welt abhanden gekommen”
dai Rückert-Lieder

 

Il Manifesto degli scienziati razzisti venne pubblicato sul Giornale d’Italia il 14 luglio 1938

1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.
2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.
3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.
4. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.
5. È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.
6. Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.
8. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte, gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.


Prima di Schönberg

Il controllo del regime nazista sulla vita musicale aveva due diversi obiettivi concorrenti tra loro.
Il primo obiettivo riguardava il controllo della produzione musicale, dei musicisti, dei cartelloni dei teatri e dei programmi della radio. Si impediva la pubblicazione e l’esecuzione di musica bolscevica, giudaica e degenerata e si favoriva la musica dei compositori ritenuti conformi al nazionalsocialismo. Al contempo i musicisti e musicologi ebrei od oppositori politici erano rimossi dai loro incarichi nelle orchestre, nei teatri, nei conservatori e nelle università.

Un secondo obiettivo, non meno rilevante, era l’uso della musica come strumento di controllo sociale, indottrinamento e canalizzazione verso il consenso. Per il raggiungimento di questo secondo obiettivo il regime si sostenne su una quantità di organizzazioni create appositamente, che agivano nel campo della musica amatoriale o dell’educazione musicale, oppure da altre che diffondevano a livello di massa la musica promossa dal regime.

I nazisti si sbarazzarono già dai primi mesi del 1933 di molti musicisti e compositori di grande prestigio, costretti al silenzio o all’emigrazione. La violenza con cui essi agirono contro gli oppositori e contro gli ebrei sorpresero persino le stesse vittime.

Nel marzo del 1933 i nazisti provocarono l’annullamento di un concerto diretto da Bruno Walter che dovette in seguito rinunciare a un altro concerto a Berlino e lasciare il paese. Nei mesi seguenti Weill, Eisler, Arma, Schönberg, Kosma e molti altri furono costretti a lasciare la Germania.
Nello stesso mese si aprì a Dachau il primo campo di concentramento per gli oppositori del regime e in novembre si inaugurò la Reichsmusikkammer a cui dovevano iscriversi tutti i musicisti professionisti: ben presto divenne necessaria una dichiarazione di appartenenza razziale per poter entrare nell’albo dei musicisti.
Nei primi anni del nazismo, a causa della fuga o della riduzione al silenzio dei migliori artisti in tutti settori, il livello culturale era divenuto deprimente. Vi furono opere teatrali impresentabili messe in scena da autori incapaci ma nazisti, e la chiusura di giornali e riviste.
L’imbarazzo era tale che furono provvisoriamente blanditi persino avversari del regime, cui furono promesse protezione politica e persino cariche dirigenti al solo scopo di controllare il caos incombente. Fu messo in circolazione questo motto di Göring: “È pur sempre più facile, col tempo, trasformare un grande artista in un nazionalsocialista decente che trasformare un membro qualunque del partito in un grande artista”.

Una delle azioni propagandistiche naziste fu quella di creare due mostre denominate la prima: Entartete Kunst (1937), consacrata a mettere alla berlina l’arte degenerata di artisti quali Kandinsky, Chagall, Klee, Munch, Picasso e la seconda: Entartete Musik (1938) nella quale la parte più importante dell’esposizione era organizzata in sale tematiche dove si potevano ascoltare le musiche degenerate di autori quali Berg, Webern, Schönberg, Weill, Eisler e molti altri vietati dai nazisti.

A Igor Strawinsky, fu riservato un trattamento particolare, poiché fu affissa la sua caricatura sotto la quale una didascalia metteva in dubbio le sue origini di nobile russo. Il compositore, che era notoriamente un ammiratore di Mussolini, a cui aveva sollecitato, ottenendolo, un colloquio, protestò con gli organizzatori perché questo avrebbe danneggiato la diffusione della sua musica in Germania. Come scrisse, egli comprendeva bene le ragioni della mostra, e non aveva nulla in comune con la musica degenerata. Insomma, si dimostrò consenziente a tanta barbarie e si preoccupò solo di non perdere i diritti d’autore in un grande paese come la Germania.
Un atteggiamento ben diverso fu quello di Béla Bartok, che si opponeva alla politica connivente del suo governo verso i nazisti e che protestò per non essere stato incluso nel novero dei compositori degenerati insieme ai suoi colleghi Berg e Webern.


 

Appunto di Gualtiero Cividalli
“Nulla è più triste di dover assistere come inerti spettatori agli atti di un dramma”

(Firenze 1899 Israele 1997)

Firenze, 24 luglio 1938 sera-26 Tamuz 5698

“Non scrivere significa forse non vivere? No: posso dire di aver vissuto e di vivere, giorno per giorno, in piena consapevolezza della loro importanza storica gli avvenimenti che si sono svolti in questi ultimi mesi e e che si stanno svolgendo. Nulla è più triste di dover assistere così, come inerti spettatori agli atti di un dramma di cui non sappiamo ancora quanto sia lontano il tragico epilogo: tanto più quando si ha la sensazione di essere lentamente trascinati verso un gorgo che finirà per travolgere anche noi.

Non ci si rende conto della strada percorsa su questa china sdrucciolevole fino a quando non ci si volta indietro….: soltanto allora ci si accorge che le posizioni alle quali poco tempo fa avremmo creduto impossibile di arrivare, sono ormai superate da un pezzo. Sono passati appena cinque anni dal trionfo in Germania di quel movimento che ci fece pensare a un ritorno del medioevo: e la svolta si è dimostrata ogni giorno più delle previsioni. In breve il male dilaga e sempre più vaste regioni ne sono infettate.

Per quanto già prevedessi il peggio, non avrei creduto che in Italia, nella nostra Italia, cui ci legano tanti vincoli di costume, di vita e d’affetto, potesse così facilmente svilupparsi un antisemitismo a carattere razzista, ormai designato come teoria ufficiale del regime. A differenza di molti ebrei, forse meno preparati spiritualmente, non credo in imminenti catastrofici provvedimenti. Ma l’affermazione di principio è già di per sé gravissima; rende l’atmosfera impura e prepara il terreno a una situazione sempre più grave.

L’esperienza del passato mi fa temere che tra un anno o due nel volgerci indietro vedremo lontana e superata dai fatti quella teorica affermazione di principio che pur oggi ci angustia, non soltanto per i suoi possibili sviluppi pratici ma anche per il suo significato spirituale. Essere preparati: questo è l’imperativo dell’ora. Preparati a tutto, pur non vedendo necessariamente ogni cosa in nero.

Tentare dunque tutte le vie che possano consentire a noi, ma specialmente ai nostri figli, di superare le difficoltà che è possibile (anche se non certamente probabile) che sorgano sul loro cammino.
Mentre la meccanica trionfa, attraverso i nuovi continui perfezionamenti, e si riesce a compiere il giro del mondo in poco più di tre giorni; sembra che gli uomini non abbiano altro sogno che quello di porre tutti i mezzi delle scienze al servizio delle forze cieche della distruzione. La violenza è ogni giorno di più la regina del mondo; unica legge, la forza; uccidere e distruggere, i nuovi comandamenti.
Sarà dato a noi, ai nostri figli, di vedere giorni migliori?



Mussolini si è deciso a scimmieggiare la Germania”
Dal Diario di Roberto Cohen

Anversa (Belgio), settembre 1938

La Germania non ha ancora digerito l’Austria che già ha preso di mira la Cecoslovacchia. In questi giorni si decidono le sorti dell’Europa, le armate tedesche sono alla frontiera, Hitler ex imbianchino parlerà questa sera, gli animi sono sospesi! La Francia e l’Inghilterra sembra che siano pronte, guerra o pace austriaco Hitler?
Razzismo in Italia! Mussolini si è deciso subitaneamente a scimmieggiare la Germania! Purità! Purità di razza! Via, fuori gli ebrei! Ma prima impossessiamoci dei loro averi!
Ebrei italiani voi patrioti forse più degli altri! Voi che non sapevate di essere semiti! Anche voi dovete soffrire come gli altri! Colpe? Troppo intelligenti! Troppo denaro! Crisi di gloria e non antisemitismo! Molti nemici! Molto onore, l’avete detto anche voi ingrati Mussolini! Ma noi no, non moriremo! Vivere pericolosamente?
Anche questo lo avete fonografato…ebbene siamo abituati da 5000 anni. Non moriremo! E tu già incominci, già più non sei tu! Ma sei l’altro. Non essere più se stessi è già morire.
Un’ingiustizia non vola via come una generosità! Ma rimane nebbia intorno a te, e t’oscura l’orizzonte! La potenza quando crea il male è arrivata al massimo! È il comincio del declino! La storia lo ripete instancabilmente torna qualche pagina indietro e lo vedrai. Ho venduto tutte le mie belle scatole con rincrescimento!
Vendi, guadagna e pentiti!


Dal diario di Luciano Morpurgo

“ Oggi anche in Italia si è scatenata l’assurda e inumana battaglia della razza”

Dicembre 1938

La legge razziale votata dal regime fascista proibisce agli ebrei lo studio. Si, lo studio, quella piccola cosa che dà la cultura, che fa distinguere gli uomini dagli animali, e gli uomini colti da quelli che non lo sono.
Proibire lo studio in Italia, nel paese che diede al mondo i primi grandi geni, che diede nelle Università del Medio Evo il più grande esempio di libertà, sembra cosa non vera e impossibile.

La cultura deve esistere solo per gli ariani, possono frequentare le scuole i negri, i cinesi, gl’indios, tutte le razze, ma gli ebrei no. Il pane della scienza non è per loro, non ne sono degni, non lo meritano! Perché?
Uomini quali Cesare Lombroso, il chirurgo Donati, il Ministro Luzzati, Cesari Vivanti, Supino, sono dimenticati; centoquattordici nomi di autori di libri scolastici sono cancellati, i loro libri gettati al macero; ma molte dottrine non si possono così cancellare d’un colpo, molti testi non s’improvvisano!

E allora per non fare stare i ragazzi senza testi, – non siamo all’epoca delle fate, quando un colpo di bacchetta faceva saltar fuori le cose più interessanti – si devono tollerare i cambiamenti di nomi, si permette lo pseudonimo oppure il nome di altro professore ariano che possa coprire quanto il professore ebreo ha scritto.
Ma allora non è il valore o il contenuto del libro che si deve cambiare e che fa paura; è soltanto il nome dell’autore: è guerra politica, dunque; o meglio, supina imitazione del padrone di Germania.

Nessuna carriera è aperta all’ebreo, nessun posto per lui: deve espatriare, deve morire di fame, non deve avere cultura, non deve imparare! Se resta qui potrà ancora essere commerciante, potrà avere la piccola mentalità borghese, comperare e vendere: e poi? Tramontano le belle menti di medici, spariscono i conoscitori di leggi, i profondi calcolatori, gli ingegneri.
Centosettanta professori di università ed assistenti sono stati licenziati, sono partiti per il mondo ancora libero, sono state create per loro delle nuove cattedre sono ricercati, sono ambiti in tutte le università, e portano seco la loro scienza e un nostalgico amore per la loro Italia.

Non si potranno più creare nuovi professori, le intelligenze sono incapsulate dalle nuove e tremende leggi. Chiuse agli ebrei le scuole, chiuse le università, i politecnici non si posso più frequentare, non vi sono più per noi scuole specializzate, né straniere né italiane; le belle menti non potranno più imparare.

Le vetrine sono vuote di libri di autori ebrei, la Federazione del libro e i suoi cagnotti sono vigili, mandano circolari, la paura è grande, le pattuglie vigilano per le strade e controllano le vetrine a ciò che nessun nome ebreo si trovi tra i libri esposti, multe e chiusure d’esercizio minacciano i librai che osassero offrire un libro d’autore ebreo; ma si cambiano le copertine, si ristampano i libri con nuovi nomi, si cambia l’etichetta, il vino no, perché esso è puro succo di scienza vera, non di quella “scienza ebraica” , o “arte ebraica” , o “ musica ebraica” di cui fantasticano tanti orecchianti invertebrati mestatori. Ma il popolo italiano non crede, non beve e non berrà ad onta di tutti gli articoli di scienziati o di pseudo scienziati che hanno venduto la loro penna contro gli ebrei. Si chiamino essi Nicola Pende, Fernando Sergi, o Carlo Cecchelli.


da Il Sax Basso
di Josef Skvorecky

“Mi esprimerò in tutta sincerità sulla questione se la radio tedesca debba o no trasmettere la cosiddetta musica jazz. Se col termine jazz intendiamo una musica basata sul ritmo e che ignori totalmente la melodia, o che nei suoi confronti mostri persino disprezzo, una musica il cui ritmo è stabilito soprattutto dai suoni sgraziati di lamentosi strumenti che costituiscono un’offesa per l’anima, allora la nostra risposta alla succitata domanda sarà decisamente negativa”.
Joseph Goebbles

A dispetto di Hitler e Goebbels, il dolce veleno della musica giudo-negroide (era questo l’epiteto che i nazisti usavano per il jazz) non solo sopravvisse ma vinse, e per brevissimo tempo persino nel cuore stesso dell’inferno, nel ghetto di Terezin: the Ghetto Swingers… esiste una fotografia, la foto di un dilettante, scattata all’interno delle mura della città in cui fu permesso loro di suonare perché li vedessero i rappresentanti della Croce Rossa svedese in sopralluogo al villaggio Potèmkin del nazismo.

Ci sono tutti in quella foto: tutti, tranne uno, condannati a morte, con la camicia bianca e la cravatta nera, e la coulisse del trombone punta diagonalmente verso il cielo, simulando, o forse provando davvero, la gioia del ritmo, della musica, forse il frammento di una disperata sensazione di fuga.
E anche nel campo di Buchenwald esisteva un’orchestra swing composta per la maggior parte da prigionieri cechi e francesi. E poiché l’epoca non era solo crudele ma anche assurda, la gente veniva mandata al di là del filo spinato a causa di quella stessa musica che adesso vi risuonava.

E altrove in Germania si pubblicò un incredibile elenco di norme valide per tutte le orchestre da ballo all’interno della sua giurisdizione:

1 Nel repertorio delle orchestre di musica leggera e delle orchestre da ballo, le composizioni a ritmo fox-trot (il cosiddetto swing) non devono superare il 20%.

2 Nel repertorio cosiddetto jazzistico venga data la preferenza a composizioni in tonalità maggiori rispetto a quelle in minore, e a testi che esprimano la gioia di vivere rispetto a quelle di giudaica cupezza.

3 Per quel che riguarda il ritmo venga data la preferenza alle composizioni veloci rispetto a quelle lente (i cosiddetti blues), anche il ritmo non deve superare un certo grado di allegro commisurato al senso ariano della disciplina e della moderazione.

4 La cosiddetta composizione jazz può contenere un massimo del 10% di sincopi, mentre il rimanente deve essere costituito da un movimento musicale legato in maniera naturale, privo di quelle inversioni ritmiche caratteristiche delle razze barbare (i cosiddetti riff).

5 Con la massima severità si proibisce l’uso di strumenti musicali estranei allo spirito tedesco […] così come l’uso di sordine che trasformano il suono degli ottoni in uno schiamazzo giudaico massone.

6 Si proibiscono i cosiddetti assolo di batteria che superino la mezza battuta a ritmo di quattro quarti.

7 Nelle cosiddette composizioni jazz è permesso suonare il contrabbasso solo con l’archetto, mentre si proibisce di pizzicare le corde. Se per il carattere della composizione il pizzicato fosse assolutamente necessario, si faccia bene attenzione affinchè la corda non batta contro la tastiera.

8 Si proibisce di alzarsi platealmente in piedi nell’eseguire gli assolo.

9 Si proibisce altresì ai musicisti di lanciare strilli durante l’esecuzione (il cosiddetto scat).

10 A tutte le orchestre di musica leggera e da ballo si consiglia di limitare l’uso di sassofoni di ogni registro e sostituirli con violoncelli o viole, o eventualmente con acconci strumenti musicali nazionali.


da Il Sax Basso
di Josef Skvorecky

“Mi esprimerò in tutta sincerità sulla questione se la radio tedesca debba o no trasmettere la cosiddetta musica jazz. Se col termine jazz intendiamo una musica basata sul ritmo e che ignori totalmente la melodia, o che nei suoi confronti mostri persino disprezzo, una musica il cui ritmo è stabilito soprattutto dai suoni sgraziati di lamentosi strumenti che costituiscono un’offesa per l’anima, allora la nostra risposta alla succitata domanda sarà decisamente negativa”.
Joseph Goebbles

A dispetto di Hitler e Goebbels, il dolce veleno della musica giudo-negroide (era questo l’epiteto che i nazisti usavano per il jazz) non solo sopravvisse ma vinse, e per brevissimo tempo persino nel cuore stesso dell’inferno, nel ghetto di Terezin: the Ghetto Swingers… esiste una fotografia, la foto di un dilettante, scattata all’interno delle mura della città in cui fu permesso loro di suonare perché li vedessero i rappresentanti della Croce Rossa svedese in sopralluogo al villaggio Potèmkin del nazismo.

Ci sono tutti in quella foto: tutti, tranne uno, condannati a morte, con la camicia bianca e la cravatta nera, e la coulisse del trombone punta diagonalmente verso il cielo, simulando, o forse provando davvero, la gioia del ritmo, della musica, forse il frammento di una disperata sensazione di fuga.
E anche nel campo di Buchenwald esisteva un’orchestra swing composta per la maggior parte da prigionieri cechi e francesi. E poiché l’epoca non era solo crudele ma anche assurda, la gente veniva mandata al di là del filo spinato a causa di quella stessa musica che adesso vi risuonava.

E altrove in Germania si pubblicò un incredibile elenco di norme valide per tutte le orchestre da ballo all’interno della sua giurisdizione:

1 Nel repertorio delle orchestre di musica leggera e delle orchestre da ballo, le composizioni a ritmo fox-trot (il cosiddetto swing) non devono superare il 20%.

2 Nel repertorio cosiddetto jazzistico venga data la preferenza a composizioni in tonalità maggiori rispetto a quelle in minore, e a testi che esprimano la gioia di vivere rispetto a quelle di giudaica cupezza.

3 Per quel che riguarda il ritmo venga data la preferenza alle composizioni veloci rispetto a quelle lente (i cosiddetti blues), anche il ritmo non deve superare un certo grado di allegro commisurato al senso ariano della disciplina e della moderazione.

4 La cosiddetta composizione jazz può contenere un massimo del 10% di sincopi, mentre il rimanente deve essere costituito da un movimento musicale legato in maniera naturale, privo di quelle inversioni ritmiche caratteristiche delle razze barbare (i cosiddetti riff).

5 Con la massima severità si proibisce l’uso di strumenti musicali estranei allo spirito tedesco […] così come l’uso di sordine che trasformano il suono degli ottoni in uno schiamazzo giudaico massone.

6 Si proibiscono i cosiddetti assolo di batteria che superino la mezza battuta a ritmo di quattro quarti.

7 Nelle cosiddette composizioni jazz è permesso suonare il contrabbasso solo con l’archetto, mentre si proibisce di pizzicare le corde. Se per il carattere della composizione il pizzicato fosse assolutamente necessario, si faccia bene attenzione affinchè la corda non batta contro la tastiera.

8 Si proibisce di alzarsi platealmente in piedi nell’eseguire gli assolo.

9 Si proibisce altresì ai musicisti di lanciare strilli durante l’esecuzione (il cosiddetto scat).

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