di Claudio Mantovani

 

Innegabilmente frutto del processo di sottrazione territoriale avvenuto a partire dalla fine della I guerra mondiale, i rapporti tra italiani e slavi andarono via via fortemente deteriorandosi.
Decurtate di una notevole parte dell’Istria le popolazioni slave in cattività nutrirono
dentro di sé un senso di rivalsa e di malcelato odio che si manifestarono minacciosamente quando la situazione militare italiana, peggiorata dopo l’8 settembre del 1943, permise ai partigiani jugoslavi una rivendicazione dei territori, rivendicazione che si risolse, tra il 1943 ed il 1947, in una indiscriminata caccia ai “fascisti”, ai nemici politici, ma anche “solido” pretesto
per accaparrare bene altrui, lesinando torture e morte a piene mani senza risparmiare donne, bambini e anziani la cui unica colpa fu quella di essere italiani.
I più sfortunati, che non riuscirono o non vollero fuggire sottovalutando il pericolo, cittadini italiani di Trieste e dell’Istria, finirono i loro giorni in quelle caverne verticali,
dette foibe, tipiche della configurazione carsica del Friuli e dell’Istria (ad oggi ne sono state ritrovate circa 1700) o deportati nei campi.
Il numero delle vittime dei massacri non è stato ancora accertato con esattezza, si parla di una stima tra le 5 e le 12.000 vittime che, dal 10 febbraio del 2005, hanno trovato considerazione collettiva nel “Giorno del Ricordo” voluto dal Parlamento italiano con vergognoso ritardo.
A tanto dolore, alle vittime ed ai 250.000 esuli di allora, il Conservatorio di Torino,
in linea con la propria tradizione, si unisce in solidale vicinanza.

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